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Quattro chiacchiere con Matteo Trentin
Matteo-Trentin

Abbiamo intervistato Matteo Trentin, Primo Oboe presso l’orchestra del Teatro Comunale di Bologna e abbiamo discusso con lui di talento. Che cosa significa “possedere un talento”? Come valorizzarlo e come scoprire la propria attitudine?

Ecco un piccolo assaggio di ciò di cui discuteremo insieme a Matteo il 28 giugno durante Iceberg.

Buongiorno Matteo, piacere di conoscerti e grazie per aver accettato il nostro invito ad intervenire al nuovo evento di Pillole di Futuro dedicato al talento.

 

Ci racconti qualcosa di te e del tuo percorso professionale?

 

Il mio percorso professionale é iniziato abbastanza presto, ero ancora studente quando il mio primo insegnante mi propose all’orchestra in cui suonava per delle collaborazioni. Non gli sarò mai grato abbastanza per la fiducia che mi ha dato e perché ho imparato molto di più suonando accanto a lui che in tante ore di lezione in conservatorio.
Successivamente, appena dopo il servizio militare, ho vinto il mio primo concorso per un posto “stabile” con l’orchestra sinfonica di Milano, dove mi sono quindi trasferito all’età di 21 anni. Nel frattempo ovviamente non ho smesso di fare altri concorsi (continuo ancora oggi, non si finisce mai…) e due anni dopo ho vinto il posto all’opera di Firenze, dove sono rimasto per 9 anni.
Poi nel 2012 ho vinto il posto sia al teatro regio di Torino che al Teatro comunale di Bologna, ho scelto Bologna e sono tornato pendolare e rodigino dopo anni di “esilio”. In questi anni non sono mancate poi le occasioni di collaborazioni temporanee con tante altre orchestre Italiane ed estere, e le tante tournée che mi consentono di girare più o meno mezzo mondo ogni anno.
Questo per quanto riguarda l’attività orchestrale che é ovviamente quella principale. ci sono poi le altre come l’insegnamento, le masterclass, la musica da camera.

 

Cos’è per te il talento e come hai scoperto di averne uno?

 

Dal punto di vista puramente pratico mi piace pensare al talento come alla capacità di compiere con una certa facilità azioni che alla maggior parte delle persone risultano difficili. Ed é un po’ così che ho scoperto il mio, o almeno così mi hanno detto!
Credo che il talento sia qualcosa di innato, un dono che ognuno di noi ha in misura differente e molto spesso inconsapevolmente. Sono le nostre passioni a farcelo scoprire; nel momento in cui il talento coincide con la passione per una determinata attività veniamo messi di fronte al nostro potenziale. Sta a noi decidere se sfruttare il nostro talento, coltivandolo, o se accontentarci di averlo e basta.

 

C’è stata qualche figura che, durante il tuo percorso, ti ha aiutato a capire quale direzione prendere e a valorizzare le tue capacità?

Sicuramente i miei insegnanti mi hanno fatto capire in maniera più o meno diretta che nel nostro lavoro il talento fine a se stesso non é produttivo. Che nella musica c’è bisogno di ordine e che il talento va incanalato nella direzione giusta e gestito con consapevolezza e intelligenza. Questi insegnamenti sono stati la base del mio studio sullo strumento e sono gli stessi che ancora oggi metto in pratica per me stesso e che provo a trasmettere ai miei allievi.

Iscriviti all’evento, i posti sono limitati!

 

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