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A lezione di talento con Vittorio Munari
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Tra gli ospiti di “Iceberg. Di cosa parliamo quando parliamo di talento.” Ci sarà anche Vittorio Munari; un nome che non ha bisogno di grandi presentazioni soprattutto tra gli appassionati di rugby.

Abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con lui in vista del talk del 28 giugno; ecco cosa ci ha anticipato sul tema del talento.
Buongiorno Vittorio, grazie per aver accettato di intervenire ad Iceberg.

 

 

Il suo percorso di carriera ha toccato sia il tema del talento personale sia quello della valorizzazione del talento altrui: come lo definirebbe?

Il talento personale è curiosità, un’istintiva capacità di individuare e tracciare il proprio percorso. Ho sempre amato sognare, immaginare e la curiosità mi ha sempre fornito la spinta necessaria a mettermi in gioco, in qualsiasi attività, sin dalla più tenera età.

È proprio l’atteggiamento a fare la differenza; una naturale inclinazione aiuta ma da sola non basta tant’è che, molto spesso, in ambito sportivo si parla di “talenti sprecati”. I talenti sprecati sono proprio quelli che, forti di una dote naturale, non hanno saputo valorizzarla a causa di un atteggiamento sbagliato, superficiale. Possiamo pensare al talento con ad un diamante: le sfaccettature sono tante e l’inclinazione naturale è solo una faccia, non fa il diamante da sola.

 
Come ha scoperto il suo talento? C’è stata qualche figura che l’ha aiutata a farlo emergere?

Sicuramente, nel mio percorso, ho avuto la fortuna di incontrare figure che mi hanno aiutato e hanno favorito il mio percorso aiutandomi a lavorare “sull’atteggiamento”. La fortuna, tuttavia, non è solo una coincidenza; come si suol dire “aiuta gli audaci”: è necessario lavorare con impegno per costruire le coincidenze, il terreno fertile in cui la magia può avvenire.

Dal punto di vista umano, poi, si ha sicuramente bisogno di qualcuno che ci aiuti ad esprimerci, a non perdere di vista l’obiettivo ma anche in questo caso serve la giusta attitudine per essere in grado di ascoltare, cogliere i giusti suggerimenti e distinguerli da quelli sbagliati.

Nessuno, purtroppo, risolverà mai i nostri problemi; passatemi l’espressione “il culo lo dobbiamo muovere noi” quindi, torno a ripetere, il talento è soprattutto questione di atteggiamento.

 
Nel suo percorso da allenatore si è ritrovato, invece, a dover aiutare i giovani a valorizzare il proprio talento. Quali sono le difficoltà che ha visto presentarsi più spesso?

Nel mio percorso sono stato estremamente fortunato perché ho saputo associare predisposizione naturale, ambizione al giusto modo di approcciare le cose, la vita. Nei giovani di oggi riscontro una tendenza sempre più forte ad adagiarsi; bisogna uscire dalla cultura dell’alibi perché l’alibi è la giustificazione del perdente. Se si vuole qualcosa, bisogna crederci e lottare: il resto sono scuse.

 

Curiosi di scoprire di più? Non perdetevi Iceberg! 

 

 

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