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A tu per tu con Riccardo Galli
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Buongiorno Riccardo, piacere di conoscerti e grazie per aver accettato il nostro invito ad intervenire ad Iceberg: il nuovo evento di Pillole di Futuro dedicato al talento.

Partiamo con la classica domanda di rito:

 

Ci racconti qualcosa di te e del tuo percorso professionale?

 

Ho studiato scienze economiche all’università facendo un percorso molto incentrato sulla matematica e la statistica; i dati sono stati a lungo il mio pane quotidiano. Dopo l’università è iniziato il mio percorso alla ricerca di lavoro ed è stato proprio in questa fase che ho riscontrato le prime difficoltà e mi sono scontrato con un sistema inefficiente. Insieme ad Alberto Manassero ho deciso, poi, di fondare Meritocracy.is: startup nata con lo scopo di aiutare sia chi è alla ricerca di un lavoro ma anche chi è alla ricerca di competenze all’interno della propria azienda. Meritocracy.is ha l’obiettivo di trasfrormare la ricerca di un lavoro in una vera e propria esperienza facendo leva, ad esempio, sulla tecnologia. La ricerca di lavoro è tendenzialmente arida e poco informativa: abbiamo deciso di migliorarla inserendo foto e video delle aziende con posizioni aperte così da far entrare da subito i candidate nel vivo della realtà e offrire loro un’esperienza più vera. Il candidato è al centro, l’azienda ha il dovere di mostrare opportunità.

 

Qual è stata la reazione delle aziende di fronte a questo cambiamento di prospettiva e di approccio?

 

Assolutamente positivo, anche nel caso di aziende molto tradizionali. Più si sta sul mercato più ci si rende conto che è necessario mettersi in gioco e puntare molto sulle risorse umane.

 

Se dovessi definire il talento con tre parole, quali useresti?

 

Il talento fine a se stesso è inutile. Va applicato con dedizione e resilienza alle opportunità. Non lo vedo come capacità di fare qualcosa ma come un mix tra inclinazione, resilienza e senso dell’opportunità.

 

Cosa significa, in un’epoca come la nostra in cui si fatica a trovare il proprio “posto nel mondo”, riuscire a valorizzare il proprio talento?

 

Non siamo mai vissuti in un’epoca così interconnessa e con così tante opportunità lavorative.
La difficoltà è nel tenere il timone in mano e fare ordine nella miriade di informazioni a nostra disposizione. Fa la differenza fare silenzio, porsi degli obiettivi chiari e sfruttare gli strumenti. Tutti abbiamo gli strumenti se vogliamo. Tutti hanno le stesse possibilità. La difficoltà sta nell’avere raziocinio, serve visione: il mondo del lavoro va più veloce di quanto ci si renda conto, la buona notizia è che il lavoro c’è.

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